Maria Laura Dalla Giustina
Maria Laura Dalla Giustina
Avvocato
12 Settembre 2019 | News
Si continua a parlare di passaggio generazionale

L’unione Europea, consapevole della importanza del passaggio di governance nelle imprese, sin dalla raccomandazione 94/1069/Cee sulla successione delle PMI aveva sollecitato gli Stati membri a rendere più efficienti le norme che disciplinano il trasferimento aziendale alla morte dell’imprenditore.

In Italia gli interventi normativi sul punto sono alquanto ingenerosi e per alcuni aspetti- si pensi ai patti di famiglia- avvinti da diverse criticità operative.

Si può tranquillamente affermare che ad oggi la pianificazione del passaggio generazionale si deve più alla capacità e creatività di esperti professionisti di adattare diversi istituti e operazioni societarie alle peculiarità e alle specifiche esigenze del caso trattato, che alla produzione del nostro legislatore.

Qualcosa però si sta muovendo e il disegno di legge 1452/19 presentato al Senato il 5 agosto 2019, propone l’introduzione nell’ordinamento italiano di una legge che disciplina il contratto di affidamento fiduciario che, come si legge nello stesso disegno di legge “sarebbe l’occasione per l’Italia di proporsi quale guida a numerosi Paesi di civil law intendono «avere il trust», ma vogliono rimare all’interno della propria tradizione giuridica, e di tornare a essere esportatrice e non più solo importatrice di innovazione legislativa.”

In un recente scritto di Guido Corbetta è stato sostenuto che le esigenze da considerare nel processo di successione di una impresa familiare sono: (ì) garantire la continuità dell’azienda con una leadership meritevole, in grado di produrre risultati positivi; (ìì) garantire l’equità patrimoniale tra gli eredi senza che questo significhi una ripartizione patrimoniale uguale in tutte le sue componenti; (ììì) ridurre al minimo i rischi di litigi tra i familiari della nuova generazione.

Gli strumenti attraverso i quali dette esigenze possono trovare soddisfazione, mantenendo tra loro un corretto equilibrio, in modo che nessuna di queste prevalga sulle altre sono molteplici, spaziando dalla predisposizione di adeguate strutture societarie, dalle diverse forme di governance, dagli statuti societari redatti in aderenza a quelle che possono essere le specifiche esigenze familiari, in considerazione della peculiarità ed attitudini dei suoi componenti, passando poi a strumenti quali i trust, i patti di famiglia, la costituzione di diritti reali, per non parlare degli atti testamentari.

La morte dell’imprenditore, o del socio di riferimento, molto spesso compromette il futuro dell’impresa, perché non sempre i discendenti dell’imprenditore hanno le stesse capacità del loro predecessore.

In Italia operano 218.000 imprese con ricavi sopra un milione e di queste l’82% sono a carattere familiare. Si stima che in Italia almeno 400 miliardi di euro di patrimonio mobiliare saranno coinvolti dal passaggio generazionale nei prossimi vent’anni e, a questi, va aggiunto il patrimonio immobiliare, nonché il patrimonio aziendale che fa capo ai soggetti interessati.

Il fenomeno della successione nelle imprese familiari è quindi di grande rilevanza non solo dal punto di vista strettamente numerico, ma anche se si considera che non meno del 50% di queste non arriva alla seconda generazione.

Evidente quindi, come si diceva in un convegno tenuto qualche anno fa da Uplex, che è necessario trasformare un evento- la morte dell’imprenditore- in un processo, ossia pianificare il cambio della guardia senza incorrere, anche dal punto di vista fiscale, in sgradite sorprese.

E lì dove l’imprenditore non mette in atto alcuna strategia accade che la devoluzione del suo patrimonio è regolata dalle norme del Codice civile, con tutte le conseguenze del caso, ma soprattutto con evidente pregiudizio per l’impresa e la sua sopravvivenza.

Si pensi al caso di due fratelli che in pari quota subentrano nella proprietà dell’impresa paterna, con il rischio- fondato- di una comune conduzione della stessa, causa spesso di litigiosità generata da una divergenza sugli obbiettivi da raggiungere, sui progetti da perseguire e sui metodi con i quali realizzarli.

Il passaggio generazionale è un processo pluriennale in cui entrano in gioco numerosi fattori: fiscali, amministrativi, giuridici, senza sottovalutare i rapporti personali tra le persone coinvolte che vedranno sovrapporsi la realtà familiare con quella aziendale. Il processo per governare il passaggio di testimone nell’impresa familiare deve esser pianificato e strutturato in maniera preventiva perché sempre più spesso coincide con la ridefinizione della strategia aziendale.

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