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  • INADEMPIMENTI CONTRATTUALI - EMERGENZA COVID-19
    19/03/2020

    L’emergenza coronavirus e i provvedimenti assunti dal governo per contenere la pandemia sono destinati ad avere un impatto significativo sull’adempimento dei contratti, in quanto possono generare ritardi nell’esecuzione delle prestazioni, renderle impossibili, eccessivamente onerose, a causa del mutamento improvviso e imprevedibile delle condizioni rispetto alle quali erano stati originariamente conclusi.

    Ci si chiede quindi se la eccezionale situazione economico-sociale che stiamo vivendo e i divieti imposti possano giustificare il mancato o ritardato adempimento delle obbligazioni in scadenza, o avere altro rilievo in ambito contrattuale.

     

    Si pensi all’ipotesi in cui la merce – trattandosi ad esempio di contratti di fornitura- venga consegnata, ma l’acquirente si rifiuti di pagare il prezzo invocando generiche difficoltà economiche collegate al fatto epidemico; o al fornitore che non è in grado di fornire i servizi o svolgere i lavori nei termini pattuiti, magari con conseguente perdita di interesse a riceverli da parte dell’acquirente. Si consideri ancora le difficoltà di pagare canoni di locazioni da parte di aziende che, in ottemperanza alle attuali normative, sono chiuse e non possono fruire delle unità locate, o che subiscono una significativa contrazione del settore di riferimento, come nel caso ad esempio del turismo.

     

    In tutti questi casi occorre innanzitutto verificare se nei contratti siano inserite clausole di c.d. di forza maggiore, in cui si prevede la possibilità di una sospensione dell’obbligazione - o addirittura la risoluzione del contratto- a favore della parte che non vi può adempiere per causa alla stessa non imputabile.

    Diversamente, mancando una clausola di tal genere, si dovrà ricorrere agli istituti di diritto civile che regolano l’impossibilità sopravvenuta e l’eccesiva onerosità delle prestazioni e che, a determinate condizioni, permettono di “liberarsi” delle obbligazioni assunte.

     

    A questo si aggiunga che, per far fronte alle attuali difficoltà degli operatori economici, il Governo in sede d’urgenza ha emanato il decreto-legge 18/2020 il cui art.91 introduce delle disposizioni in materia di ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di tale disposizione contratti pubblici.

     

    In pratica questa norma, speciale rispetto alle disposizioni del Codice civile, rende giustificabile e scusabile il ritardo o il mancato adempimento della prestazione a condizione che questo sia dipeso dalle misure autoritative per il contenimento dell’epidemia, sicché, se, ad esempio, la normativa d’urgenza impone la chiusura dell’attività lavorativa questo dovrebbe rilevare al fine di giustificare un eventuale mancato adempimento, restando invece esclusi dalla citata disposizione tutti i casi in cui l’impossibilità sia derivata dalla crisi pandemica in sé.

    In altre parole, per effetto della suddetta norma, la misura del contenimento potrà esimere da responsabilità solo nel caso in cui abbia costituito (in virtù di rapporto di causalità) impedimento all’adempimento, non superabile secondo l’ordinaria diligenza.

     

    L’attuale pandemia e le norme di contenimento che ne sono conseguite hanno ed avranno un significativo impatto sui rapporti contrattuali di ogni genere, ma le conseguenze potranno essere le più diverse, in base alla tipologia del contratto, alle condizioni in esso previste, alla territorialità dello stesso. Ogni caso andrà verificato in relazione allo specifico rapporto contrattuale e alle disposizioni dell’ordinamento di riferimento, considerando non solo che la pandemia in corso configuri un evento eccezionale non prevedibile e sopravvenuto, ma che tale evento abbia realmente compromesso l’adempimento e che il debitore si sia comportato con un adeguato livello di diligenza.

     

    Avv. Maria Laura Dalla Giustina